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Anela

Anela Comune di Anela
Via Pascoli 5, 07010 Anela (SS)
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A lungo capoluogo di "curatoria" è considerato uno dei centri più vecchi del Goceano. La tradizione vuole che sia stata una colonia Romana a fondare Anela e che l’origine fosse quella di "Mansio" o stazione stradale.

 Le scoperte, effettuate in oltre un secolo, confermano la presenza Romana nel territorio ma escludono che vi fosse dislocata una guarnigione militare, come aveva fatto supporre a lungo il ritrovamento di un congedo in bronzo rilasciato dall’Imperatore Galba al soldato “Ursario, figlio di Tornale”.

Storia

   Gli studiosi ritengono che il militare, una volta congedato, abbia preferito insediarsi con la propria famiglia in altitudine, anziché nella piana di San Saturnino. In località “Carchinarzu” durante dei lavori di aratura sono stati rinvenuti alcuni piccoli pesi di terracotta, usati soltanto per telai verticali che fanno quindi pensare all’esistenza di una sia pur minima attività familiare. A meno di 1 km dal paese, erano visibili fino a 40 anni fa in località “Telavà” resti di una struttura muraria, forse una necropoli, ora completamente distrutta. Più consistenti le tracce della presenza dell’uomo nel periodo prenuragico e nuragico.

Ambiente e Territorio

   Al confine con il territorio di Nughedu S.Nicolò, recenti lavori hanno messo in luce il complesso funerario di “Sos Furrighesos”, una ventina di Domus de Janas in parte ancora da scavare. Collegata alla cultura di S.Michele la necropoli è arricchita  al suo interno da alcuni bassorilievi e graffiti raffiguranti corna taurine; lo stesso motivo compare in un’altra “domu” nella vicina località “Tuvu’ e Carru”. In località “Siana”, sorge l’importante complesso, composto da un nuraghe, una muraglia di cinta e un pozzo sacro. Di epoca Giustiniana invece la fortificazione individuata a quasi 1000 metri di quota, in località S.Giorgio, nell’area demaniale dove sono visibili i resti di 4 torri disposte a quadrilatero e collegate da muraglie in parte crollate. La struttura si rivela doppiamente interessante perché custodisce al suo interno una ricca pagina della storia medioevale del Goceano;dentro la cinta nuragica sono visibili le fondamenta di quello che doveva essere il villaggio di Aneletto, sviluppatosi attorno alla chiesetta di S.Giorgio che esisteva già dal 1100. L’abitato si trovava nelle vicinanze della chiesetta di Santa Maria (o Nostra Signora  di Mesumundu )che, realizzata in stile semplice, fu consacrata il 13 Maggio del 1162 dal vescovo Attone di Castro, come attesta una pergamena rinvenuta durante i lavori di restauro,sotto le mura dell’altare,insieme a una crocetta d’argento contenente reliquie.

 L’anno successivo alla consacrazione la chiesa venne donata ai Camaldolesi insieme a quelle di S. Saturnino e di S. Giorgio di Aneletto, per Anela erano anni di grande prosperità è di benessere. Durante la dominazione Aragonese le malattie e la fame decimarono la popolazione che verso la fine del 1600 si era ridotta a circa 200 unità, fu allora che gli abitanti decisero di dar vita al nuovo centro. Il capoluogo di "curatoria" si era ridotto a  paese di terzo ordine,con strade irregolari e mal tenute, la chiesa parrocchiale, dedicata ai martiri Cosma e Damiano, priva di arredi sacri. Nel 1830 il paese contava appena 430 abitanti raggruppati nel rione della chiesa demolita per far posto all’attuale.

 Anela conta oggi circa 1000 abitanti, è tra i centri meno popolati del Goceano, ma ciò non impedisce lo sviluppo: l’attività pastorale ha trovato il luogo ideale per la trasformazione del latte dando vita a l’unico caseificio sociale della zona,rivelandosi indispensabile per gli allevatori del Goceano. Anche la foresta demaniale, che si estende per circa 1000 ettari,ricoperti di Lecci, Roverelle, Agrifogli, offre occupazione e abbondanti pascoli estivi, attrezzata per pic-nic e campeggi diventa risorsa economica e un elemento di attrazione turistica.

Benetutti

CComune di Benetuttiomune di Benetutti
Corso Cocco Ortu , 76 - 07010 Benetutti (SS)
Tel 079.79.79.000 - Fax 079.79.63.23
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Acqua e montagna, radici e modernità, orgogliosa laicità e devota spiritualità, economia agropastorale e attrazione turistica: Benetutti è tutto questo. E non solo. La sua stessa storia è guarnita da un insieme di contrasti che non la fanno certa né del primo insediamento né del toponimo. Tra le certezze il monte, che ne custodisce la quotidianità,  il Sisine, e le acque termali (le romane Aquae Lesitanae) che hanno cadenzato l’interesse dei visitatori.

 Storia

  L’antica Bellurjana diviene Benetuti (con una sola t, così almeno è riportata in tutti i documenti ufficiali) ai tempi dei pisani. Forse perché, come ricorda anche Don Farina nel suo “Benetutti:appunti per una storia”, il suo nome deriverebbe dal latino “bene tutus” ovvero “ben sicuro, ben protetto”, oppure secondo la leggenda che parla della rabbia dei medici del circondario per quelle acque salubri e risanatrici di San Saturnino che ai suoi frequentatori evitavano le malattie e quindi si finiva per stare Tutti Bene.

 Leggende o no, nessuno può affermare con certezza come e quando il nostro antico “villaggio” sia sorto, non esistendo alcun documento al riguardo. Ma se vogliamo avere un punto di riferimento “per supporre approssimativamente almeno dove siano state costruite le prime case, è necessario riferirsi alla parte storica del paese”. Quella, manco a dirlo, che per la sua sicurezza si estendeva ai piedi del Monte Sisine, tra due canali, quello che discende dalla periferia di Nule e l’altro che proviene da Nannigazza. Insomma, un po’ come gli antichi Romani che hanno scelto la loro dimora tra i Sette Monti (o colli che dir si voglia) e il loro grande fiume.
“C’è da pensare – ricorda sempre Don Farina - che gli abitanti abbiano scelto un posto un po’ elevato per essere lontani dall’umido dei ruscelletti che irrigavano i terreni dei due canali facilmente coltivabili; ma allo stesso tempo, che non dovessero faticare molto per attingere l’acqua: varie erano e sono le sorgenti ai piedi di quel monte, tra cui “su bucchittu”, “funtanedda”, “sa radina”, “nannigazza ”. O forse è stato il contrario, i primi insediamenti furono verso il fiume e le sue acque portentose, dove si edificò l’antica Lesa. La verità è che l’intera regione di questa ala del Tirso, accolse insediamenti umani sin dall’età neolitica. Lo testimonia anche la Domus de janas di Molimèntos che risale alla cosiddetta cultura di Ozieri (3500-2700 a.c.) ma fu riutilizzata successivamente visto che vi sono stati trovati materiali di età posteriore (Cultura di Abealzu, circa 2500 a.c.). E dove comunque dal 30 marzo 1983 non nasce più nessuno, o meglio per nascere bisogna emigrare (Ozieri, Nuoro, Sassari, Olbia) e, quindi, le nostre mura di granito da quella lontana primavera di 20 anni fa, quando nacque l’ultima bambina benetuttese (Antonella Palmeria Pinna) non hanno più il piacere di ascoltare il primo vagito dei nascituri. E così, studiando il passato e le sue contraddizioni, analizzando il presente e la sua complessità, forse si comprende meglio questa nostra antica posizione di confine.

Ambiente e Territorio

  Siamo il lembo estremo della provincia di Sassari, confinanti con il Nuorese più radicato e sempre più interessati allo sviluppo della costa Gallurese. Viviamo i tempi che il buon Dio ci manda rischiando, comunque sempre, la strada del protagonismo. Sempre più sono i giovani che associano le loro speranze future sul prodotto turistico e quindi alcuni diventano esperti di marketing, altri ingegneri, nascono piccole imprese edili, di autotrasporto, piccole aziende artigianali di abbigliamento, di servizi ristoro o ricettivi; in poche parole di produzione di beni e servizi a tutto tondo per la industria della vacanza. E c’é l’impegno sociale, quello culturale, agonistico e sportivo. Insomma noi, piccolo comune de sa costera, 2139 persone al 31 dicembre dello scorso anno, siamo pronti ad insistere sulla scommessa fatta dai nostri antenati che scelsero la salubrità e la bontà del luogo per fissare la loro dimora. Crediamo ancora nella bontà di quella scelta ed intendiamo valorizzarne appieno tutti gli aspetti positivi, dalla cultura religiosa (per anni ha resistito il primato delle chiese edificate e possedute nel territorio comunale) a quella archeologica (numerosi i nuraghi anche se non ben conservati, tra cui S’Aspru, interessante per la sua planimetria molto articolata. E che dire del bellissimo retablo del maestro di Ozieri (il sacerdote Andrea Sanna, di scuola michelangiolesca? ) recentemente ristrutturato e conservato nella parrocchiale di Sant’Elena? E poi il nostro pane, i nostri cibi, il nostro "arvesionadu", i nostri dolci, i nostri usi e costumi.
E la nostra lingua. Anch’essa di confine: logudorese, attento alle inflessioni nuoresi. Da poco, come comune, abbiamo licenziato un provvedimento importantissimo per il marchio di denominazione di origine comunale, insomma la griffe, il timbro-immagine per i nostri prodotti. Abbiamo scelto un’immagine del nostro monumento ai caduti e, sullo sfondo il campanile di Sant’Elena. Un simbolo: la scultura moderna che raffigura nostro Signore in ricordo dei nostri eroi, e la nostra bandiera, il campanile che certo non è il più alto né, forse, il più bello della Sardegna, ma è il nostro campanile, unico, solido, antico come le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra voglia di continuare ad amare questo pezzo di terra, concessoci dal Padre Eterno nella convinzione che qui sia piacevole e sereno vivere, perché qui si sta Bene Tutti e non solo noi.

Bottidda

Comune di Bottidda

Comune di Bottidda
via Goceano 2, 07010 Bottidda (SS)
Tel 079.793512 - Fax 079.793575
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 Di primo acchito dà l’impressione di non avere un passato. Troppo solare e troppo recente , urbanisticamente pulita e lineare, per riuscire a smentire il suo apparire nuova di zecca. Arrivandoci, sempre che lo si desideri, si può provare idealmente l’emozione di un viaggio col treno che a concludersi in una stazione ferroviaria ormai dismessa. Quella veramente rappresenta una “ lastima”: ci fosse stato ancora quel trenino che partiva da Tirso Scalo per arrivare ansimando fino a Chilivani. 

Storia
 
  Ai tempi del Taramelli i nuraghi censiti in agro comunale erano 13 e tutti, già da allora, in stato di precaria conservazione. La presenza di un numero così elevato di nuraghi depone ovviamente a favore della più elementare delle considerazioni: Bottidda esisteva, se pur a livello di presenze umane, già dal tempo più remoto. Andare per nuraghi potrebbe essere uno svago, ma potrebbe e dovrebbe essere anche occasione di studio e di ricerca di quelle che sono state le origini. Sa Corona, Ortivai,  Mastru Porcu, Sa Pietade, Tanca Noa che non è stato mai concluso, Orrios per via dei contenitori di grano che vi furono rinvenuti, e via dicendo. È possibile che possano ancora nascondere "siddados" ? Un tesoro lo nascondono di certo. Anche se diroccati dal tempo e dall'umana insipienza, è dimostrato che nei loro anfratti sono ancora capaci di custodire dei segreti. Volendo andare a caccia di emozioni, per venirne a capo basta avere un po' di pazienza e saper tendere l'orecchio in attesa che un soffio di vento li venga a svelare.

Ambiente e Territorio
 
 Incastonata a valle della catena del Monterasu, Bottidda si estende su un pianoro assolato. A sinistra la fortezza medievale sembra stare di guardia per darle sicurezza. Dall’altro lato una collina, con tanto di nuraghe, che  rassomiglia , invece, ad un diadema. L’impressione non dev’essere recente, tanto è vero che quelli del luogo il sito lo hanno sempre conosciuto come Monte ‘e Nuraghe  Corona. L'ambiente nel demanio comunale è assai variegato: fiume, pianoro, colline, laghetto e montagna. Ovunque strade sterrate e sentieri che si diramano per condurre in ogni dove. Il monte è ricoperto di lecci, di querce e castagni ed è assai ricco di sorgenti perenni. Animali selvatici, copiosi, vi trovano dimora e l'attività venatoria ne trae costante giovamento. Le piante sono talvolta secolari, ma niente hanno di comparabile col maestoso olivastro che, a valle, dimora nei pressi del nuraghe S'0rculana. Davanti a quel monumento naturale che, per mille anni, ha saputo resistere all'oltraggio del tempo tiranno, del vento impetuoso e degli incendi boschivi, rimanere senza fiato è il minimo che possa accadere. Bottidda aveva un tesoro e non sapeva di averlo. Il ritrovamento, per assurdo che possa sembrare, è abbastanza recente. Una volta passato lo stupore iniziale è auspicabile che ci si adoperi non solo per farsene vanto ma anche per promuovere iniziative che servano per farlo conoscere.

Bono

Comune di BonoComune di Bono
Corso Angioy 1, 07011 Bono (SS)
Tel 079.79.169000 - Fax 079.79.01.16
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  Bono è considerato il Capoluogo del Goceano. Si trova ai piedi del Monte Rasu, la cui vetta di “Sa Punta Manna ” è alta 1259 metri, ed ha un territorio ricco di monumenti storici.   L’economia locale è soprattutto di tipo agro-pastorale sebbene sia discreta anche la presenza dell’artigianato rappresentato dalla lavorazione del ferro e del legno e della tessitura e panificazione. Nel paese sono presenti i principali servizi di pubblica utilità: la sede della Comunità Montana “Goceano”, un ufficio regionale ERSAT e quelli dell’Ispettorato Agrario, della Compagnia dei Carabinieri e del Corpo di Vigilanza Ambientale.

 Ambiente e Territorio

   Il territorio di Bono è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, in un continuo alternarsi di pianure, colline e montagne. Di grande importanza naturalistica è anche la località di “Sos Nibberos”, posta alle pendici Nord-Ovest del Monte Rasu. La sua foresta di Taxus baccata, dichiarata monumento naturale, è la più grande d’Italia ed ha esemplari millenari che raggiungono i 16 metri d’altezza ed un diametro superiore al metro. A poca distanza dal paese si trovano il Monte Pisanu e l’area di sosta “Sa Puntighedda”. Vicino alla Caserma delle Guardie Forestali di Monte Pisanu, a 861 metri d’altezza, sono state impiantate diverse specie arboree quali, il cedro dell’atlante, la roverelle, le tuie giganti, tra esse emerge un notevole esemplare di abete bianco. La maggior parte del territorio di Bono per rilevante interesse naturalistico, è protetto salvaguardato dalla intensa attività svolta dal corpo forestale e di vigilanza ambientale RAS e dell’azienda foreste demaniali ed è frequentato da molti turisti attratti anche dalla presenza di numerosi laghetti.

 Storia

 Il territorio di Bono per la sua posizione è stato abitato sin dall’antichità, sono numerose, infatti, le tracce lasciate dalla “Cultura di San Michele”, dalla civiltà nuragica e dalle successive. Durante la prima metà del XII secolo, sul Monte Rasu fu costruito uno dei primi conventi francescani fondati in Sardegna ma, venne chiuso nel 1769 ed ora non rimangono che pochi ruderi. Nel Medioevo Bono apparteneva alla Curatoria del Goceano ed a questo periodo risalgono molti edifici ecclesiastici tuttora visitabili, tra i quali, la chiesa di San Gavino di Lorthia, posta nei pressi dell’antico villaggio omonimo abbandonato, interno al 1700, forse per un’epidemia di peste. Sotto la dominazione spagnola Bono subì la sorte del resto della Sardegna: spopolamento e depressione economica ma, nel 1721, dopo la cessione del Regno di Sardegna ai Savoia, la situazione migliorò con un notevole incremento dell’attività agricola. Nel 1796, in seguito alla partecipazione ai moti antifeudali di Giovanni Maria Angioy, nativo del luogo, Bono venne attaccato dalle truppe piemontesi che dopo averlo bombardato lo conquistarono. I bonesi aspettarono i soldati sulla via del ritorno, li attaccarono e ne fecero prigionieri alcuni. Agli inizi del secolo scorso Bono per qualche anno fu capoluogo di Provincia poi venne inserito nella Provincia di Sassari sebbene, tutt’oggi mantenga maggiori rapporti culturali ed economico con quella di Nuoro.

Bultei

Comune di Bultei Comune di Bultei
Via IV novembre, 07010 Bultei (SS)
Tel 079.795708 - Fax 079.795852
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 Il centro abitato si adagia in una valletta concava. Si distende a destra e a sinistra di un affluente del fiume Tirso, Rio Tortu, che si forma, proprio a ridosso del paese, dalla confluenza del Rio Espedrunele, che nasce e prende il nome dall'Altopiano, che sovrasta Bultei e dal Rio Istecheri, che sgorga dalla cima del Monte Masiennera ( m.1157). A 80 chilometri da Sassari, confina con il Nuorese. La popolazione, conta intorno ai 1.350 abitanti. Dal 1960 ha subito un forte decremento sia a causa della persistente emigrazione che per la contrazione delle nascite.

Ambiente e Territorio

 Comprende una delle località più note e famose dell'isola dal punto di vista forestale e paesaggistico: "Sa Fraigada” e “Fiorentini", gestita dall' Ente Foreste della Sardegna, che è considerata la "regina" delle sue aziende. L'area termale è localizzata in agro di Benetutti e di Bultei, si estende in gran parte ( per il 65%)in territorio di Bultei ove sono posti: "su anzu de sos mazzones", "su anzu e sos nervios ", "su anzu e sa gutta ", "su anzu de sas dentes" ed altri di non minore importanza, rinomati nell'antichità e nella tradizione curativa locale.
 
Storia

 La sua origine si perde nel silenzio della storia. Si presume che i primi insediamenti siano iniziati nel periodo medioevale. Sembra probabile, però, che il rione di "Oriatta" e il rione di “Su Enu” possano vantare origini più remote. E' certo che, nel periodo imperiale, il territorio contasse diversi insediamenti, individuati in regione Santa Vittoria e Santa Giulia, a valle dell'attuale centro abitato. Nel periodo giudicale, lo troviamo inserito nella contea del Goceano e più precisamente nella Curatoria di Anela. In alcuni documenti appare come "Gulsei". Più tardi si trasforma in Bultei, come è accaduto per Bortiocoro, che si chiamava Gulciocor e per Bottidda, che si chiamava Gocille. Appare certa l'esistenza di un centro abitato chiamato Bulterina, posto in prossimità dell'attuale Benetutti. Appare verosimile che, alla sua scomparsa, una parte della popolazione si sia spostata, per ragioni ignote, in altro sito più salubre e che, in ricordo di Bulterina, abbia voluto chiamare il nuovo centro abitato col nome di Bultei.

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