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Punto di partenza
Nule - il paese più alto del Goceano - sorgendo ad
un'altitudine di 650 metri s.l.m., ha
indubbiamente una posizione privilegiata dal punto
di vista panoramico.
E proprio per esaltarne questa caratteristica
abbiamo scelto come punto di partenza il Colle di
San Paolo, non solo perché i nulesi tengono
particolarmente a questo sito ricco di storia, ma
anche perché da una decina di anni è stato
trasformato in belvedere, attrezzato con panchine
e aree verdi, visto che, trovandosi a quota 655
metri, è un ottimo punto panoramico dal quale si
può ammirare tutta la Catena del Goceano, i paesi
de Sa Costera, il Castello di Burgos, e il vicino
paese di Benetutti.
Il Colle di San Paolo (Colle di Santu Paulu) è
noto anche come Campusantu 'etzu, perché il sito è
proprio quello del vecchio cimitero, ormai
sconsacrato, dove esisteva anche la chiesa
romanica di S. Paolo, di trachite rossa, dove -
come racconta La Marmora nel suo "Itinerario della
Sardegna" - nel 1855 vi furono sepolte un
centinaio di persone morte di colera. Della
chiesa, ormai distrutta, rimane soltanto
un'acquasantiera in granito, conservata nella
chiesa dell'Assunta.
Come testimonia una fotografia della prima metà di
questo secolo, nel colle sorgeva un monolito
granitico, oggi non più in sito, ma che gli
anziani ricordano ancora per le sue notevoli
dimensioni, tant'è che lo chiamavano su monte 'e
Santu Paulu.
Forse si trattava di un menhir, facente parte di
un complesso neolitico a carattere cultuale, di
cui non esistono, però, più tracce.
Dal Belvedere consigliamo - prima di intraprendere
gli itinerari che ci porteranno ad esplorare il
territorio circostante - la visita al centro
storico di Nule dove si conservano ben sei, delle
dieci chiese conosciute sino al secolo scorso.
Della chiesa di S. Giovanni, sotto il colle di S.
Paolo, segnaliamo la cerimonia del comparatico,
una tradizione popolare risalente al periodo di
dominazione dei bizantini (VI - IX sec.) che sino
agli inizi del secolo si svolgeva proprio nella
chiesa, dove i giovani si recavano per compiere il
rituale, in nome del santo, che li avrebbe legati
come sos compares e sas comares de Santu Zuanne e,
quindi, da quel momento in poi si sarebbero dovuti
dare del voi al posto del tu, nei loro rapporti.
Della parrocchiale di S. Maria, segnaliamo
inglobato nella parete absidale, il vecchio
campanile - unico nel suo genere in Sardegna - con
la particolare canna cilindrica leggermente
rastremata, concluso da tre campaniletti a vela
disposti intorno ad un singolare pinnacolo,
risalente al XVII sec.
La vicina chiesa di S. Croce, sede di una
Confraternita religiosa penitenziale, è
probabilmente la più antica del paese vista la sua
edificazione risalente al XVI sec. Al suo interno
si conserva il Crocefisso ligneo seicentesco,
realizzato da un intagliatore sardo.
Nella chiesa dell'Assunta - che ha un impianto a
tre navate separate da arcate a tutto sesto
coperte da capriate lignee - segnaliamo l'altare
ligneo di pregevole fattura. |
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Partendo dal Belvedere S. Paolo
- da dove è possibile ammirare tutta Sa Costera -
si ritorna al centro del paese e si imbocca la
vecchia strada comunale Nule-Pattada, lungo la
quale proseguiamo per km 2,2 sino a giungere nella
località Ballariu
;
lasciato il veicolo, oltrepassiamo sulla sinistra
un cancello verde e ci addentriamo, per 20-30
metri in un bosco di olivastri (quota 480 s.l.m.)
dove emerge un esemplare di olivastro
ultrasecolare che, con un diametro di 2,8 metri ed
una altezza di 12 metri, rappresenta probabilmente
la più longeva pianta di Olea europaea var.
sylvestris presente nel Goceano. Ritornati al
paese di Nule, ci dirigiamo sulla SP 7, verso
Bitti; dopo km 1,1 si svolta a sinistra in una
sterrata da percorrere per circa 100 m; arrivati
in corrispondenza di un vecchio ovile, si lascia
il veicolo, si oltrepassa un cancello e si
raggiungere a piedi, dopo un centinaio di metri,
il nuraghe Arile
sito nella località omonima. Proseguendo sulla SP
7 in direzione Bitti, dopo circa km 2 , incrociamo
il bivio per Orune (SP 108 Nule-Preda Illodde) da
imboccare se si vuole visitare il nuraghe Edutta raggiungibile, dopo km 2,8, svoltando sulla
sinistra su una sterrata dalla quale si può già
scorgere il nuraghe, raggiungibile dopo circa 500
metri. Proseguendo lungo la SP 7 incontriamo, dopo
circa km 2 , il bivio per Osidda (SP 106
Nule-Osidda) da percorrere per km 1,8 ; lasciamo
il veicolo in corrispondenza di un cancello a
sinistra del quale già si scorge il nuraghe
Laonidde raggiungibile dopo circa 500 metri.
Continuando sulla SP 106 per altri 600 metri,
svoltiamo a sinistra su una strada asfaltata
secondaria (km 0) sulla quale troviamo, dopo 800
metri, una prima diramazione a destra; proseguiamo
sulla sterrata in discesa, per circa 250 metri,
fino ad arrivare nei pressi di un cancello in
ferro; lasciato il veicolo, proseguiamo a destra,
per circa 50 metri, fino a raggiungere le tombe di
giganti di S'Agara o Isporo
,
individuabili già dalla sterrata per la presenza,
a breve distanza, di una casa rurale interamente
in pietra. Rimettendoci sulla strada asfaltata
secondaria proseguiamo sulla destra, per circa km
2,9 (dal km 0), fino a che questa si interrompe su
una strada in discesa cementata; dopo 600 metri si
oltrepassa un cancello in legno sulla destra e si
prosegue su sterrata per circa 200 metri; a questo
punto sulla sinistra è già visibile il dolmen di
Santu Lesei
,
di fronte ad un muretto a secco. Ritornati
indietro sulla SP 106, raggiungiamo il bivio
Nule-Bitti e proseguiamo a sinistra verso Bitti
sulla SP 7; dopo circa 800 metri, superata la
cantoniera Su Campittu, oltrepassiamo un cancello
in legno a destra su una sterrata, da percorrere
per 150 metri, per giungere in corrispondenza di
una azienda dietro la quale si può già scorgere il
nuraghe Voes
.
Proseguendo sulla SP 7, dopo km1,3 dall'ingresso
per Voes, lasciamo il veicolo sulla sinistra in
corrispondenza di un piccolo cancello in legno e
rete; saliamo verso destra su una altura (quota
740) fino a scorgere, dopo circa 300 metri, il
bellissimo dolmen di Mialibengo
.
Ritornati sulla SP 7, proseguiamo verso Bitti, per
altri 450 metri, per immetterci sulla destra su
una sterrata (km 7,5 da Nule) senza cancello, da
percorrere per circa km 1,5, sino ad arrivare al
nuraghe Istelai
vicino al quale è possibile ammirare anche un
menhir
,
situato a circa 200 metri dal Riu Campidanu.
L'ITINERARIO NEI SUOI PARTICOLARI
Dal
paese di Nule percorriamo, la vecchia strada
comunale per Pattada, per circa km 2 , per
raggiungere la località Ballariu, dove in un bosco
di olivastri (quota 480), emerge un'esemplare di
olivastro (Olea europea var. sylvestris)
ultrasecolare , alto 10 metri., con un tronco di
circonferenza (misurato ad 1,30 metri di altezza)
pari a 8,20 metri (diametro 2,61 metri).
Ritornati al paese di Nule, si prosegue verso
Bitti per circa km1 per raggiungere il nuraghe
Arile, circondato da alcuni esemplari di roverelle,
con attorno un prato - pascolo, che si arricchisce
di fiori in primavera.
Il nuraghe si presenta in discreto stato di
conservazione, fatta eccezione per la tholos e per
la scala che sono, ormai, crollate.
Alla camera centrale, del diametro di circa 4
metri., dove sono ben visibili tre nicchie, si
entra da un breve corridoio d'ingresso, con la
garitta a destra.
Per visitare il nuraghe Edutta dobbiamo percorrere
la strada per Orune per circa km 3, sino a
scorgere le strutture sopra le quali è stata
edificata, in questo secolo, una casetta di pietre
con l'impalcato di legno, che sostituisce la
tholos, probabilmente a quei tempi già crollata.
Il monotorre è stato edificato sfruttando uno
spuntone granitico, al quale si appoggia la
muratura nuragica, sulla sinistra.
Da notare la ciclopica architrave (è lunga circa
3,50 metri) nell'entrata, alleggerita da una
finestrella di scarico tamponata da una pietra di
piccole dimensioni, che conduce alla camera
circolare, ancora ben conservata, con una nicchia
nell'asse d'ingresso ed un'altra a destra.
Per visitare il nuraghe Laonidde dobbiamo, invece,
percorrere la strada per Osidda per circa km 2,
sino a scorgerlo sulla sinistra, vicinissimo ad un
ovile.
E' un nuraghe complesso, trilobato a sviluppo
curvilineo e profilo concavo - convesso; nella
camera centrale, con la tholos crollata, si
conserva molto bene una profonda nicchia
architravata.
Dalla strada per Osidda imbocchiamo una strada
asfaltata secondaria lungo la quale incontreremo,
prima una sterrata a destra, da percorrere per
arrivare alle località S'Agara e Isporo, e poi una
sinistra per Santu Lesei.
Nelle località S'Agara e Isporo troviamo le tombe
di giganti omonime, site a poca distanza una
dall'altra, vicino ad una casa rurale, interamente
in granito, con i caratteristici mensoloni
incastrati nella muratura, che dovevano servire
come punti di appoggio esterni. Nel recinto per il
bestiame, che sfrutta per un lato una parete della
casa realizzata con muretto a secco, è stata
utilizzata la stele perfettamente lavorata della
vicina tomba come stipite dell'ingresso.
Della tomba di giganti S'Agara attualmente si
conservano: il corridoio rettangolare, lungo 10,20
metri e largo 1,50, ben lavorato nel suo paramento
interno, con le lastre litiche conficcate a
coltello sul terreno ; alcuni ortostati
dell'esedra individuabili ai lati dell'ingresso
orientato a Sud - Est; la pietra di chiusura
dell'abside, a Nord - Ovest. Manca, invece,
totalmente la copertura.
Il dolmen di Santu Lesei si trova ai limiti
settentrionali del territorio di Nule, al confine
con quello di Osidda, non lontano dal luogo dove
venne ritrovato il famoso bronzetto del toro
androcefalo (il "mostro", con la testa e le
braccia umane e il corpo di toro), conservato al
Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
Questo tipo di sepoltura sfrutta il principio del
trilite cioè è strutturata con due pietre ritte
che devono sostenere una terza orizzontale di
copertura del vano che, in questo caso, ha
un' impianto trapezoidale.
Il dolmen di Santu Lesei, pur essendo molto
piccolo, è un bell' esempio di architettura
megalitica, chiaramente evidente, specie,
nell'utilizzo dell'enorme lastrone granitico di
copertura.
Il nuraghe Voes, lo possiamo già scorgere
percorrendo la SP 7 (Nule - Bitti), subito dopo
aver oltrepassato il bivio per Osidda, sulla
destra.
Si tratta di uno degli esempi più interessanti e
imponenti di architettura nuragica dell'intero
Goceano: è, infatti, un nuraghe complesso,
trilobato, a profilo esterno concavo - convesso,
come i più famosi nuraghi Losa (Abbasanta) e Santu
Antine (Torralba).
Attualmente l'entrata, orientata a Sud, con
antistante un cortile sub - trapezoidale, è in
parte interrata; la difficoltà nell'accesso viene
in ogni modo ampiamente ripagata quando, dopo aver
attraversato il corridoio a sezione ogivale, e il
nostro occhio si è gradatamente abituato al buio,
arriviamo nella camera centrale, a pianta
circolare con tre nicchie disposte a croce, che
conserva perfettamente intatta la stupenda
copertura a tholos, sopra la quale poggiava
un'altra camera superiore della quale rimangono
alcuni tratti della muratura perimetrale.
Molto suggestivo risulta essere anche il passaggio
nei corridoi, ricavati nello spessore murario
delle cortine di raccordo delle torri laterali.
Distante poco più di km 1 da Voes, in località
Calarighe, isolato su un prato - pascolo, su
un'altura (quota 705) troviamo il dolmen di
Mialibengo, più grande rispetto a quello di Santu
Lesei e diverso anche nell'impianto ellittico.
Le grandi pietre conficcate a coltello, a definire
il perimetro tombale, fungono anche da sostegno
per il gigantesco lastrone granitico di copertura.
La tipologia del dolmen di Mialibengo è quella
delle più antiche tombe dolmeniche costituite da
un grande lastrone disposto orizzontalmente su
varie pietre ortostatiche i cui interstizi sono
spesso chiusi da pietre di piccole dimensioni.
L'itinerario si conclude nella località Istelai,
dove possiamo ammirare il nuraghe omonimo con il
menhir insolitamente vicino.
Il nuraghe complesso ha l'entrata orientata a Sud
- Est - con la particolare architrave a
semicerchio - ormai accessibile per il breve
tratto del corridoio, per cui è possibile vedere
solo la garitta a destra, la scala crollata a
sinistra e l'entrata per la torre centrale ormai
completamente chiusa dal terriccio che si è
depositato con il tempo.
Volendo si può accedere dall'alto, attraverso una
torre che presenta la cupola squarciata.
Il menhir di granito (sa pedra itta) orientato a
Nord - Ovest, con la faccia triangolare e il
vertice arrotondato (misura 1,45 metri alla base e
2 metri di altezza), oggi isolato, faceva
probabilmente parte di un complesso di pietre
fitte, più ampio, a carattere cultuale.
Infatti, lì vicino si può vedere un altro menhir
sradicato dalla sua posizione originaria durante
dei lavori agricoli; a circa km 1 in linea d'aria,
nella località Terrasole (nel confinante
territorio di Orune) un altro menhir svetta
solitario, per circa 3 metri di altezza.
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